Svantaggio culturale, di lingue o sociale. La didattica a distanza riesce a raggiungere tutti?

Da giorni mi chiedo se posso ritenermi fortunato, la situazione in Italia non è chiara, e spesso arrivano informazioni che cerchiamo di decifrare dall’unico strumento che ci tiene in contatto con l’esterno, tralasciando ovviamente i social che sono come carta straccia. Ma il messaggio, ogni giorno sempre piu’ forte, è: quando ne usciremo?

In questo caso non posso far altro che osservare il dibattito sulla situazione degli alunni e degli studenti costretti dalla contingenza a rimanere a casa da scuola. Le iniziative perché la loro istruzione non si fermasse sono state immediate, sia sul piano politico che nell’organizzazione delle modalità di lavoro, per avviare un significativo percorso di didattica a distanza. Le scuole si sono mobilitate subito, mettendo in campo le diverse risorse per consentire la partecipazione di tutti, le agenzie formative hanno repentinamente proposto numerosi webinar sulla didattica a distanza.

Si è cercato in tempi brevissimi di avviare l’uso delle piattaforme utili all’erogazione di un’offerta formativa a distanza, si è pensato a come garantire strumenti e reti a chi era in difficoltà, vi è stato un ampio dibattito sugli alunni con disabilità. Erickson ha proposto una piattaforma specifica per alunni con Bisogni Educativi Speciali, numerose sono state le riflessioni su come includere a distanza gli alunni con disabilità.

Ad oggi la gran parte delle scuole è riuscita a vincere questa sfida inedita e improvvisata e quasi tutte hanno avviato attività didattiche con modalità a distanza. In alcuni casi si usano strumenti tecnologici avanzati, attraverso cui seguire le lezioni in modo agevole e continuativo. In molti casi si realizzano videoconferenze, lezioni vere e proprie su Skype o altri supporti. L’interazione è costante e ormai rodata. In altre situazioni gli strumenti sono più artigianali e fanno uso di applicazioni di largo consumo di cui dispongono ormai tutti gli utenti in possesso di smartphone, perché dal confronto con le famiglie è emerso come esse, ampiamente usate da tutti, fossero le possibilità più immediate con cui supportare i figli in questa avventura della didattica a distanza.

Basterebbe questo, va da sé, a far riflettere sulla grande eterogeneità degli strumenti di cui sono in possesso le famiglie e, dunque, sulla necessità da parte delle scuole di utilizzare solo le modalità cui tutti i loro allievi possono accedere. La scelta dei supporti informatici da utilizzare, cioè, deriva dal costante confronto con le famiglie e deve cadere su ciò che può raggiungere tutti gli alunni, se la scuola vuole essere inclusiva. Ma non basta, non c’è solo questo.

Vi sono pure gli alunni che vivono situazioni di svantaggio e le tipologie di svantaggio sono molte. Se la difficoltà economica può essere superata con la disponibilità da parte delle istituzioni a fornire gli strumenti di lavoro necessari, sia pure talvolta con tempi non immediati, altri tipi di svantaggio rischiano di fatto di escludere alcuni alunni che possono contare solo in parte nel supporto al lavoro scolastico a distanza. Lo svantaggio può essere infatti sociale e riguardare situazioni complesse e compromesse in cui i bambini, soprattutto, non hanno quotidiane figure di riferimento insieme a cui lavorare da casa. Lo svantaggio può essere linguistico e riguardare, in questo caso, famiglie presenti e attente, che però provengono da altri Paesi, sono di immigrazione recente e quindi fanno fatica a seguire i figli nel lavoro a distanza. Lo svantaggio può essere anche culturale e consentire solo in parte a genitori sia pure responsabili ed affettivamente presenti di poter seguire i figli nelle attività di didattica a distanza.

Se a questo aggiungiamo le altre difficoltà cui stanno andando incontro in queste settimane tutti bambini costretti a casa e di cui molto verosimilmente ci dovremo fare carico nel prossimo futuro, la preoccupazione per i bambini che vivono situazioni si svantaggio appare in questo momento particolarmente significativa. Forse sarebbe il caso di dedicare ad essi riflessioni accurate e provare a individuare opportunità inusitate per garantire la loro piena partecipazione a un percorso cui, nell’estemporaneità della contingenza, hanno pieno diritto. 

Fonte parziale disabili.com

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